L'Esterno e la Facciata

La costruzione della chiesa, originariamente intitolata a Santa Maria Maddalena, fu decisa dai protettori dell'omonimo ospedale per sostituire una cappella danneggiata durante l'incendio del 1625. Per la nuova fabbrica fu utilizzato un terreno donato da Oberto (De) Ferrari; la costruzione iniziò nel 1631 e vent'anni dopo fu coperto il tetto.

La struttura della facciata

La facciata è suddivisa verticalmente in tre specchiature da quattro lesene che sostengono una doppia trabeazione con cornice aggettante, sormontata da un attico con copertura a capanna al cui centro si apre una finestra a semicerchio. Nella specchiatura centrale si trova il portale d'ingresso, sormontato da un piccolo timpano con lo stemma della Confraternita dipinto al centro. I recenti restauri hanno evidenziato due iscrizioni:

"Compagnia del Gonfalone"

Prima iscrizione sulla facciata

"Oratorio della Natività della Beatissima Vergine Maria e di Santa Maria Maddalena"

Seconda iscrizione sulla facciata

Gli affreschi

All'interno di un riquadro rettangolare è visibile l'affresco della Madonna del Gonfalone, eseguito nel 1680 dai fratelli Pantalino e Bartolomeo Agosto — figli di Giovanni Agosto — sopra quello originale del Carrosio. La Madonna accoglie confratelli e santi sotto il suo manto; tra le nubi, quattro cherubini danzano in tondo tenendosi per mano.

Nelle due specchiature laterali, affreschi di incerta attribuzione (forse Giovan Battista Carlone o della sua scuola) fingono nicchie con le statue degli Apostoli Pietro (con le chiavi, a sinistra) e Paolo (a destra), in ricordo dell'oratorio romano sede dell'Arciconfraternita. L'architettura raffigurata è completata da una balaustrata contro il cielo azzurro, con angioletti svolazzanti.

Il timpano ospita una scena dell'Annunciazione, sovrastata da Dio Padre circondato da cherubini in volo.

Il campanile e l'archivolto

Il campanile attuale, arretrato sulla destra, fu terminato nel 1714; nel 1890 fu restaurato, coperto di zinco, coronato da una croce e rinforzato per accogliere due campane. La vecchia campana risaliva al 1677.

Alla sinistra della facciata si nota un archivolto che collegava l'Oratorio con il palazzo della Duchessa di Galliera: consentiva ai suoi ospiti di assistere alle funzioni dall'alto senza uscire di casa.

Facciata dell'Oratorio del Gonfalone con affreschi barocchi, Voltaggio

La facciata con gli affreschi dei fratelli Agosto (1680)

Da non perdere
  • ✦ Madonna del Gonfalone sotto il manto con cherubini
  • ✦ Apostoli Pietro e Paolo nelle nicchie dipinte
  • ✦ Annunciazione nel timpano con Dio Padre
  • ✦ L'archivolto per la Duchessa di Galliera

Il Presbiterio e il Coro

L'altare maggiore

L'altare maggiore in marmo policromo, opera del genovese Francesco Maria Sivori, fu iniziato nel 1712 in tipico stile barocco: presenta tre gradi per candelieri e fiori e un tabernacolo riccamente ornato; al centro del pallio, la croce della Confraternita in marmo bianco e rosso. Si notino i due cherubini addossati alla struttura portante, le testine angeliche sopra il tabernacolo e la figura femminile velata dipinta in monocromo sullo sportello. Dal soffitto pende un baldacchino di metà Settecento dall'esuberante decorazione a volute e fiori, sul repertorio del barocchetto ligure.

L'Oratorio possiede due grandiosi servizi per decorare l'altare: uno del secondo Ottocento (42 candelieri di varie altezze e una croce) e uno di metà Ottocento (100 candelieri, 104 vasi e due croci).

Il Cristo processionale

A destra, si ammira un grande Cristo processionale d'ambito genovese su croce in legno di noce, arabescata di metallo argentato lavorato a traforo, sbalzo e cesello a forma di tralcio di vite con grappoli e pampini. I tre canti di legno, lavorati e inargentati nel 1789, recano il monogramma di Maria a lettere in metallo dorato su fondo in vetro specchiante. Il Cristo dolente ha il capo reclino, lo sguardo rivolto verso l'alto; gli occhi sono in pasta vitrea.

La Fuga in Egitto

All'altezza dell'altare maggiore si trova un dipinto, probabilmente del Carrosio, già citato nell'inventario del 1672 e "finito" nel 1681 (anno della sua morte): la Fuga in Egitto. La figura centrale è la Madonna in abito rosa e manto azzurro. Da notare San Giuseppe che conduce l'asinello recando in spalla un bastone con un cesto di attrezzi, e due cherubini aggrappati alle fronde di una palma che porgono datteri a Gesù bambino.

La pala d'altare: Nascita di Maria Vergine

La pala d'altare, certamente dipinta da Bernardo Carrosio tra il 1631 e il 1632, rappresenta la Nascita di Maria Vergine: in alto a sinistra, in secondo piano, Sant'Anna in un letto a baldacchino; in primo piano Sant'Anna seduta, in abito verde e manto rosaceo, nell'atto di aprire le braccia per accogliere la neonata Maria — figura centrale, piccola ma vera, dell'intera composizione.

Le vetrate e le tele del coro

Le finestre rettangolari laterali e quella centrale quadrilobata sono chiuse da vetrate policrome realizzate nel 1984, arricchite con le figure di San Giovanni Battista De Rossi (sinistra) e San Clemente martire (destra). Al centro della parete del coro, in un'edicola di stucco, è un piccolo dipinto tondo dei primi anni del Settecento raffigurante la Santissima Trinità.

Sulla parete destra del coro: tela ottagonale di scuola ligure di fine Seicento raffigurante San Paolo eremita. Di fronte, sulla sinistra: San Gerolamo penitente nel deserto (in alto) e Santa Caterina d'Alessandria in preghiera (in basso), entrambi in cornici ottagonali in legno intagliato, menzionati in un inventario del 1707. Oltre l'altare maggiore, il coro è dotato di stalli lignei intagliati, verosimilmente di produzione locale della seconda metà dell'Ottocento.

Il Gonfalone processionale

Sulla parete sinistra è esposto il gonfalone, lo stendardo processionale realizzato nel 1842 e restaurato negli anni Settanta del Novecento, in damasco di seta cremisi dipinto ad olio con frangia e gallone in filo d'oro. È copia fedele di quello dipinto dal Carrosio due secoli prima.

Il recto mostra la Madonna del Gonfalone con sotto il manto: San Clemente, Santa Maria Maddalena, un gentiluomo (fondatori laici), un frate francescano con cappello cardinalizio (San Bonaventura), e un penitente nel sacco bianco con frusta (le origini "disciplinanti"). Sul verso, lo stemma dell'Arciconfraternita sorretto da cherubini, con cartiglio "Societas Confalonis".

La tabella di confraternita

Appesa sul retro dell'altare, una tabella di confraternita del 1862 in legno dipinto: vi si leggono i nomi dei confratelli e le loro cariche, manoscritti su strisce di carta. Nel fastigio: "il Protettore, Sua Eccellenza il Duca Defferari Raffaele, Senatore del Regno d'Italia".

Altare maggiore dell'Oratorio del Gonfalone, Francesco Maria Sivori 1712

Altare maggiore in marmo policromo (F. M. Sivori, 1712)

Gonfalone processionale della Confraternita del Gonfalone, 1842

Il Gonfalone processionale (1842, restaurato anni '70)

La Sacrestia

Se la navata e il presbiterio mostrano gli ornamenti interni realizzati soprattutto nel Settecento, la sacrestia custodisce l'argenteria, i documenti d'archivio e molti altri oggetti preziosi. Non sono certamente i soli tesori dell'Oratorio.

Bacheca di sinistra

Procedendo dall'alto, nella bacheca di sinistra si trovano:

  • Reliquiario a ostensorio in lamina d'argento "La torretta" (1730 ca.), con medaglione ovale contenente un frammento del velo della Vergine
  • Bussolotto per elemosine in argento sbalzato e bronzo ('700)
  • Campanello d'altare fuso in bronzo ('700)
  • Bozzetto a olio raffigurante San Clemente (con tasca retrostante per elemosine)
  • Sigillo e contenitore della bolla Barberini
La bolla Barberini (1640)

Il documento più prezioso dell'Oratorio: la bolla del cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, che conferma l'aggregazione all'Arciconfraternita del Gonfalone di Roma. Il doppio sigillo in ceralacca rossa in scatola di ottone decorata reca su una faccia lo stemma papale (tre api su scudo) e sull'altra quello della congregazione romana. Francesco Barberini era stato creato cardinale nel 1623 dal neo-eletto papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Vincenzo Barberini.

Tra le due bacheche è appeso il diploma di aggregazione all'Ordine della Santissima Trinità (1706), fondato da Giovanni di Matha e Felice di Valois per il riscatto dei cristiani catturati dai Turchi. Due stampe incise al bulino dal lionese Benedetto Farvat raffigurano i due santi fondatori.

Bacheca di destra

Dall'alto in basso:

  • Navicella porta-incenso con Cristo risorto, in metallo argentato (secondo '800)
  • Pisside in metallo argentato, sbalzato e cesellato (primi decenni '700)
  • Ostensorio raggiato "La torretta" (1760) — databile con precisione grazie al punzone della Zecca di Genova; decorazione del pieno barocchetto genovese con testine di angeli e teca a disco solare
  • Bussolotto per votazioni in legno dipinto (metà '800) — metà bianco, metà rosso, con due raccoglitori cilindrici svitabili per il voto segreto tramite un fagiolo
  • Patena e calice (lavorato a bulino) in argento dorato "La torretta" (1786)

L'armadio-altare domestico

Un curioso armadio-altare domestico d'ambito novese degli ultimi decenni del Settecento, non comune: con pitture sacre e decorazione trompe-l'œil tendente al monocromo che finge elementi architettonici e statue. All'occorrenza era prestato a personaggi importanti villeggianti a Voltaggio per poter celebrare la messa in casa propria.

Le cartegloria e il lavabo

Alle pareti sono appese copie di lettere papali (1671–1860) e diversi esemplari di cartegloria d'ambito genovese in legno intagliato e meccato: le tre più antiche (seconda metà '700) mostrano elementi rococò con volute e foglie capricciosamente arricciate; quelle di fine Ottocento presentano gusto neobarocco con simmetria più rigida.

Nell'angolo accanto alla finestra, un pregevole lavabo in marmo intarsiato e scolpito d'ambito genovese, coevo della sacrestia (1676): la vasca a valva di marmo lavorato a fingere la conchiglia e la decorazione a tarsie policrome con testine a rilievo meritano particolare attenzione.

La lunetta di Carrosio

Al di sopra della finestra è posta una lunetta in legno attribuita agli ultimi anni di Bernardo Carrosio: due cherubini reggono una ghirlanda di fiori, ciascuno con un ramo di palma nell'altra mano. Forse, prima del quadro di Bartolomeo Agosto, chiudeva la nicchia sull'altare di San Clemente.

Sulla parete tra presbiterio e coro è esposta infine una Fuga in Egitto d'ambito genovese del Seicento, in posizione corrispondente all'omonimo dipinto del Carrosio sull'altra faccia del muro.

Reliquiario settecentesco in argento della Confraternita del Gonfalone

Reliquiario settecentesco in argento (sacrestia)