Storia dell'organo
La presenza di un organo nell'Oratorio è menzionata già in un inventario del 1659, ma pure anni prima furono registrati pagamenti a organisti. All'epoca la Confraternita era forse la sola istituzione locale a possederne uno: nella contabilità compaiono anche introiti per il prestito dello strumento a terzi.
Nel 1785 fu ordinato un nuovo organo al "più miliore organaro che vi possa essere" in Genova — Antonio Corsi — strumento poi rivenduto al prevosto di Tramontana quasi un secolo dopo, nel 1883, quando la Confraternita decise di acquistarne uno più moderno.
L'acquisto
La scelta cadde sulla rinomata ditta Lingiardi di Pavia, che per lire 4.500 "più cibo e alloggio L. 200 come da contratto" fornì lo strumento attuale. In realtà non era poi così "moderno" neppure secondo i criteri dell'epoca: una sola tastiera di cinque ottave e una pedaliera a leggio.
Contemporaneamente, nel 1883 la cantoria fu realizzata dall'intagliatore genovese Carlo Frontini in abbinamento al nuovo strumento: di forma arrotondata, con parapetto in legno laccato azzurro e decorato con rilievi dorati raffiguranti strumenti musicali e colonnine.
Stato di conservazione
Lo strumento è stato conservato esattamente com'era al momento della costruzione, salvo l'asportazione del registro dei campanelli (probabilmente agli inizi del Novecento) e l'aggiunta di un elettroventilatore piuttosto rumoroso negli anni Cinquanta del Novecento.
Sino al 2009 era inserito nella rassegna internazionale di concerti sugli organi storici della provincia di Alessandria, curata annualmente dalla prof. Letizia Romiti, dove si esibiscono organisti da diverse parti del mondo. Da allora, non è più ritenuto adeguato a concerti di alto livello, in attesa del restauro.
Il prossimo restauro
È imminente l'avvio di un restauro completo, affidato agli organari fratelli Marzi di Pogno (Novara), finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. La Confraternita confida in ulteriori offerte da parte di privati.
Obiettivi del restauro
Il restauro mira a riportare l'organo alla piena efficienza e sonorità originale, recuperandolo come strumento storico per concerti non solo di musica del Sei-Settecento, ma anche di stampo "operistico" ottocentesco, grazie al ripristino del registro dei campanelli.